Lipari

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Pubblicato il:

14 novembre 2006

Ultima revisione:

22 novembre 2010


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Centro agricolo e peschereccio delle isole Eolie, Lipari è l'isola più vasta del'arcipelago. Rientrano nel territorio comunale di Lipari tutte le altre isole Eolie, meno Salina. L'arcipelago eoliano ha subito nel corso dei secoli l'invasione di diversi popoli. Sin dagli inizi del IV millennio a.C., l'antica, sviluppò una civiltà propria che si esplicò essenzialmente nello sfruttamento delle colate di ossidiana, vetro tagliente di colore nero che costituì la base della straordinaria prosperità di cui le isole godettero per almeno 2 millenni. Tra il XIX e il secolo XVIII a.C. venuta meno l'importanza dell'ossidiana, Lipari divenne un importante scalo nelle rotte del Mediterraneo orientale, battute soprattutto dai Cretesi, che influenzarono la cultura eoliana. L'isola cominciò a stabilire regolari contratti con genti micenee di stirpe eolica da cui le isole trassero il nome che ancora conservano. Ad esse si riportano le leggende del mitico re Eolo, signore dei venti, citato nell'Odissea di Omero. Nel corso del XVIII sec.a.C. nelle isole si insediarono, provenienti dalle coste della Campania, genti ausonie con le quali si connette la leggenda del re Liparo, da cui trasse nome la città. Conquistata dai Romani nel 252 a.C. perse con l'indipendenza la prosperità economica. Subì in queste occasioni devastazioni e nuovi disastri. In età cristiana fu sede vescovile. Nel 1544 la città fu saccheggiata dal feroce corsaro Barbarossa che trascinò come schiavi quasi tutti gli abitanti segnando così la totale decadenza di Lipari. Venne successivamente riedificata e ripopolata da Carlo V e da allora seguì le sorti della Sicilia e di Napoli.

L'abitato si estende lungo le due pittoresche insenature di Marina Lunga e Marina Corta e in parte è distribuito attorno al Castello, antica acropoli della città greca e romana, che si erge maestosa su alta roccia di lava liparitica. L'agricoltura e la pesca sono state le attività economiche prevalenti nelle isole eolie, anche se l'agricoltura è stata influenzata dalla fluttuazione del popolamento con conseguente abbandono o ripresa delle colture. L'utilizzazione del suolo si basa sulla coltivazione della vite, dell'olivo, del cappero e di limitate superfici a frutteto e cereali. Anche la pesca è in crisi per la mancanza di strutture. Durante la primavera e l'estate avvengono, nelle acque adiacenti alle isole, imponeti emigrazioni di fauna marina, tra le quali notevoli sono quelle del "pesce azzurro", tonno, pesce spada e dei cosiddetti "cicirelli". Il pescato di solito viene immesso nel mercato locale e in caso di pescate abbondanti, il prodotto viene smistato e fatto affluire ai mercati di Milazzo e Messina. Un'importante risorsa locale era costituita dall'estrazione della pomice che veniva lavorata ed esportata persino all'estero. Oggi è il turismo, invece, la principale attività economica, essendo diventate le isole Eolie una delle principali mete turistiche della Sicilia. Lipari, il cui vivace e pittoresco approdo è dominato dalla rocca riolitica sulla quale sorge l'antica Cività, è stata, in ogni tempo, il cuore dell'arcipelago. Tra Canneto ed Acquacalda, due simpatici borghi marinari ancora incontaminati dal turismo di massa, s'allunga verso il mare, in direzione di Punta Castagna, la spettacolare colata ossidianica delle Rocche Rosse. Tra le Gole di Pomiciazzo e Lami un paesaggio lunare anticipa il cratere, ormai inattivo, del Monte Chirica, oltre il quale i soffici strapiombi di Campobianco inclinano al mare, scendendo nelle acque cristalline della spiaggia di Porticello. Ineguagliabili sono, anche, i panorami che, dalle alture di Quattrocchi, si godono verso le monumentali scogliere del Perciato, presidiate dalle quinte scenografiche dei faraglioni oltre i quali si levano i fumi gassosi e sulfurei di Vulcano. Ma Lipari non è soltanto questo. È anche, nel suo centro storico, un amabile salotto umbertino sul cui scenario si aprono finestre e balconi lievi come merletti dalle cui balaustre scendono cascate multicolori di gerani e di delicati garofani. Isola per tutti i gusti, offre giardini ombrosi, profumati di gelsomini e di basilico e terrazze solari, aperte al mare, ove si perpetua una ospitalità gastronomica che ha una sua fisionomia ed una sua tradizione.

In seguito a scavi sistematici iniziati nel 1946 a Lipari sotto la guida di Luigi Bernabò Brea è venuta alla luce una documentazione archeologica di straordinario interesse e illuminante la preistoria non solo dell'arcipelago eoliano, ma anche della Sicilia e dell'Italia meridionale. L'immenso patrimonio archeologico dell'acropoli di Lipari e dell'arcipelago eoliano è stato sistemato nel Museo eoliano, uno tra i più interessanti del Mediterraneo, che conserva le innumerevoli testimonianze della storia delle isole e la stratificazione successiva, come in un gigantesco palinsesto del tempo, di cinquemila anni di civiltà perfettamente leggibile negli scavi a cielo aperto racchiusi tra le poderose mura bastionate.

[Fonte Assessorato regionale del Turismo dello Sport e della Spettacolo]

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