Comune di Ficarra


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Palazzo Ficarra

Centro agricolo dei Nebrodi, Ficarra, sorge su un colle, a circa 460 metri sul livello del mare, in posizione ridente tra declivi di ulivi e boschi di nocciole. A nord le fanno da cornice le valli della fiumara di Naso e Brolo, a sud la valle della fiumara di Sinagra. Ficarra viene citata per la prima volta nel 1082 in un diploma del conte normanno Ruggero. Nel 1198 la ritroviamo nel registro della Chiesa di Messina come un Comune in cui si trova una fortezza saracena, non lontano dalla Rocca di Brolo. Da questo si può ipotizzare che Ficarra fosse anticamente un borgo di probabile fondazione araba. L'origine del nome, infatti, potrebbe derivare dal termine arabo "fakhar", che significa glorioso. Divenuto feudo baronale nel periodo svevo appartenne a Guglielmo Amico per concessione di Federico II e passò poi agli Scaletta, a Don Ruggero di Lauria fino a divenire possesso dell'illustre famiglia Lancia che protrasse la sua giurisdizione fino al secolo XVIII. Vi si insediarono nel tempo varie famiglie nobili di cui la più antica è quella dei Piccolo, il cui ultimo discendente è stato Lucio Piccolo, il grande poeta dei "Canti barocchi".

Nel passato tra le attività praticate, fiorente era la tessitura e la lavorazione del baco da seta. Numerose, poi, erano le "filande". Il centro abitato è sovrastato da due colli sui quali appaiono i resti di un castello medievale e quelli dell'antico convento dei Minori Osservanti.  Del Convento delle Benedettine, in piazza Badia, resta solo la Chiesa con all'interno la monumentale statua della Madonna delle Grazie. La Chiesa Madre, dedicata all'Annunziata, conserva una pregevole facciata seicentesca in arenaria scolpita da certi maestri Lanza ai primi del '700 che è stata, però, nel tempo, alterata da numerosi restauri. Conserva al suo interno una statua cinquecentesca dell'Annunziata in marmo attribuita al Gagini collocata in un reliquiario in oro barocco, un ciborio in marmo (1534) e una statua marmorea raffigurante la Madonna col Bambino, entrambe di Antonio Gagini. Interessanti, poi, sono i resti, sparsi qua e là, di sculture ornamentali in pietra arenaria (pilastri, portali, mensole) realizzati da scalpellini locali un tempo rinomati.

L'economia del paese si basa sull'agricoltura (nocciole, vino, arance, olio d'oliva), oggi purtroppo in forte calo a causa dell'emigrazione, e sul terziario. I caratteristici vicoletti tortuosi, i palazzi baronali risalenti al XVI secolo, le innumerevoli testimonianze artistiche, il sapore antico di prodotti genuini, che ancora si possono gustare nelle tipiche trattorie rustiche che si incontrano lungo la strada, le incantevoli vedute sulle vallate e sul mare lontano fanno di Ficarra un centro di sicuro richiamo.